domenica 18 agosto 2013

LA MAGICA BACCHETTA DI RICCARDO

Riccardo Muti


Riccardo Muti, il più illustre direttore d’orchestra italiano, nasce a Napoli nel 1941 da mamma napoletana e padre originario di Molfetta.
Frequenta il liceo classico Vittorio Emanuele II iscrivendosi in seguito, senza laurearsi,  alla facoltà di Filosofia dell’Università Federico II.
La sua vera passione è la musica: presso il Conservatorio napoletano di San Pietro a Maiella studia pianoforte con il leggendario maestro Vincenzo Vitale, conseguendo, con lode, il diploma. Trasferitosi a Milano, studia Composizione con Bruno Bettinelli e Direzione d’orchestra con Antonino Votto.
Debutta nel 1967 al Teatro Coccia di Novara vincendo il Premio Cantelli per giovani direttori d’orchestra, violinisti e flautisti. Dal 1968 al 1980 è direttore principale e direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino. Tra le produzioni portate in scena in questo periodo, di notevole interesse sono state le rappresentazioni del Nabucco di Verdi con la regia di Luca Ronconi, una cui replica del 1977, al Teatro Comunale di Firenze, si ricorda in particolare per i costumi del quarto atto  riconducibili alle divise dei soldati italiani del Risorgimento, e quelle del Guglielmo Tell di Rossini in versione integrale ed Otello di Verdi con l’inedito finale del terzo atto.
Nel 1969 dirige I Puritani di Vincenzo Bellini con Mirella Freni, Luciano Pavarotti e Sesto Bruscantini nella prima rappresentazione radiofonica dell’Auditorium RAI del Foro Italico di Roma. Nel 1970 ne dirige la ripresa al Teatro Comunale di Firenze.
La collaborazione con il Kleines Festspielhaus di Salisburgo inizia nel 1971 con la direzione del Don Pasquale di Gaetano Donizetti interpretato da Rolando Panerai e Fernando Corena.
Ancora Panerai, con Renato Bruson, è protagonista di Un ballo in maschera, ripreso nel 1972 dal Teatro Comunale di Firenze.
Dal 1972 al 1982 è direttore principale della Philarmonic Orchestra di Londra con la quale ha effettuato diverse registrazioni di opere italiane, tra cui l’Aida di Verdi con Montserrat Caballé e Placido Domingo, che, ad oggi, risulta essere uno dei dischi d’opera più venduti al mondo. Con la stessa orchestra registra il Macbeth  riaprendo tutti i vecchi tagli aggiunti nel corso degli anni da vari direttori, e, per il repertorio sinfonico, l’integrale delle Sinfonie di Schumann e Ciajkovskij.
Al Wiener Staatsoper dirige l’Aida con Gwyneth Jones e Placido Domingo nel 1973, La Forza del destino con Cesare Siepi e Sesto Bruscantini nel 1974, il Requiem di Verdi con Fiorenza Cossotto nel 1975, Norma con la Caballé e la Cossotto nel 1977, Rigoletto con Bruson ed Edita Gruberova nel 1983, Le nozze di Figaro nel 1993 e nel 2001, Così fan tutte con Barbara Frittoli e Cecilia Bartoli nel 1994 e nel 2008, Mefistofele con Samuel Ramey nel 1977 e Don Giovanni con Anna Caterina Antonacci nel 1999. Fino ad oggi Muti ha diretto 108 rappresentazioni viennesi.
Dal 1980 al 1992 è stato direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Filadelfia, che ha portato in diverse tournée internazionali: ne era stato nominato direttore principale nel 1979 e direttore onorario nel 1982 ed è con questa orchestra che nel 1991 dirige la sua prima opera pucciniana: Tosca.
Nel 1981 è al Teatro alla Scala di Milano dove dirige Le nozze di Figaro. Presente ogni anno, anche con orchestre ospiti come la Philarmonic Orchestra di Londra, ne diventerà direttore principale nel 1986 e, fino ad una clamorosa rottura avvenuta nel 2005, la guiderà in  numerose ed applaudite tournée all’estero. Per il Teatro alla Scala ha diretto Nabucco, Don Giovanni, Guglielmo Tell, I vespri siciliani, Idomeneo, Parsifal, Don Carlos, Macbeth, Traviata, Il Crepuscolo degli Dei, Il trovatore, Otello.
Negli anni in cui è direttore principale alla Scala, Muti continua a dirigere  a Firenze, Napoli, Filadelfia, Monaco, Vienna, Londra, Liegi e per il Festival di Ravenna.
È spesso ospite della Filarmonica di Berlino e della Filarmonica di Vienna con la quale nel 1996 è in  tournée in Giappone, Corea ed Hong Kong: con la Filarmonica di Vienna è stato protagonista dei Concerti di Capodanno del 1993, 1997, 2000 e 2004, guidandola ancora nel 2008 in una lunga tournée giapponese.
Dal 1971, anno in cui ha debuttato con Don Pasquale di Gaetano Donizetti, su invito di Herbert  von Karajan, è uno dei partecipanti abituali al Festival di Salisburgo, dove dirige opere e concerti ed è particolarmente apprezzato per l’allestimento delle opere di Mozart. In particolare, l’allestimento di Così fan tutte è stato ripreso ininterrottamente dal 1982 al 1988. Nel 1990, dopo la morte di von Karajan, il Festival gli ha affidato la nuova produzione del Don Giovanni. Nel 1991 declina l’invito a dirigere La clemenza di Tito perché ritiene la regia non confacente all’ultima opera di Mozart; inoltre, per dissapori con il nuovo direttore artistico Gerard Mortier, Muti non dirige più opere ma solo concerti con la Filarmonica di Vienna fino al 2005, quando, scaduto il mandato di Mortier, torna sul podio per Il Flauto magico e l’Otello di Verdi nel Festival 2008.
Sempre nel 2008, è la sua prima volta all’Opera di Roma dove dirige Otello di Verdi nella produzione andata in scena al Festival di Salisburgo. Dopo il successo ottenuto nel 2009 e nel 2010 con Ifigenia in Aulide di Gluck e l’Idomeneo di Mozart, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, gli offre la direzione musicale del teatro capitolino. Nel 2011 ha diretto Nabucco, spettacolo inaugurale della stagione inserito nelle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
E’ Muti ad inaugurare, nel febbraio 2009, la nuova stagione sinfonica del Teatro San Carlo di Napoli, riaperto dopo un importante restauro.
Nel febbraio 2010 è alla Metropolitan Opera House di New York per dirigere Attila di Giuseppe Verdi.
Nel febbraio 2011, a Chicago, durante una prova per un concerto della Chicago Symphony Orchestra della quale è direttore stabile, riporta, a seguito di una caduta, una frattura alla mascella per la quale è operato nei giorni successivi. Secondo i medici dell’ospedale dove è stato ricoverato il malore è dovuto ad una irregolarità del battito cardiaco che ha reso necessaria l’applicazione di un pacemaker.
Nello stesso periodo, in qualità di direttore della Chicago Symphony Orchestra, ha vinto due Grammy Award per la registrazione del Requiem di Verdi.
Il maestro, che risiede da anni a Ravenna, è sposato con Cristina Mazzavillani ed ha tre figli, Francesco, Chiara (nota attrice) e Domenico.
La sua lunga attività, lungi ancora dalla conclusione, può compendiarsi nella motivazione della laurea honoris causa  in Lettere e Filosofia rilasciatagli dall’Università di Siena: «La sua arte interpretativa, la sua attività di svecchiamento di obsoleti canoni esecutivi, che ha influenzato positivamente schiere di giovani direttori, la diffusione della musica d’arte presso platee di giovani, la fondazione di importanti istituzioni musicali, le molteplici iniziative umanitarie, ne hanno fatto uno straordinario rappresentante della cultura italiana nel mondo. Ci possono essere numerose motivazioni per insignire una personalità artistica di rilievo della laurea honoris causa. Alcune di esse sono di immediata riconoscibilità: il livello artistico raggiunto, l’attività internazionale, nel caso di un musicista la produzione discografica, la capacità di far scuola, la riconoscibilità e l’originalità del metodo… Proprio in questi anni il maestro Muti ha creato l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini chiamando giovani musicisti selezionati da una commissione internazionale. All’inizio poteva apparire un atto di fede. Oggi, a soli due anni di vita, è un fenomeno unico in Italia e ammirato dal resto del mondo. La critica e il pubblico hanno notato che con la “Cherubini” Riccardo Muti fraseggia da par suo con toccante e sicura delicatezza e che i nostri migliori talenti – oramai orchestra – con lui e grazie a lui dimostrano di avere la capacità preziosa di mettere in evidenza, sotto una luce intensa, ogni minimo dettaglio timbrico e armonico delle opere. Riccardo Muti, nel momento della sua piena e riconosciuta maturità artistica, ha deciso di mettere a disposizione dei giovani la sua esperienza ed il suo talento. Un docente eccezionale, per capacità e motivazioni» .

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