mercoledì 16 luglio 2014

alcuni disturbi psicologici



LA DEPRESSIONE : è uno dei disturbi più comuni (si stimano che ne soffrono in Italia circa 5 milioni di persone).
Si caratterizza per:
- Umore marcatamente depresso, tristezza, disperazione, mancanza di speranza nel futuro e nelle proprie capacità, bassa autostima, sensi di colpa 
- Spesso la persona che ne soffre perde interesse per le attività, anche quelle piacevoli, si isola (abbandono degli hobbies, sport, attività sessuale)
- Ha spesso difficoltà a concentrarsi e a lavorare e si sente sempre stanco e privo di forze
- Soffre di insonnia o ipersonnia 
- Comunemente si manifestano crisi di pianto, ansia, irritabilità, preoccupazione eccessiva per la salute fisica (ipocondria) 

I DISTURBI d’ANSIA: sono disturbi molto diffusi (ne soffre circa il 4% della popolazione, in prevalenza donne)

IL DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO: Si caratterizza per uno stato di costante ansia e preoccupazione eccessiva che la persona non riesce a controllare. La persona che ne soffre è sempre irrequieta, tesa, con i nervi a fior di pelle. 
- Ha spesso problemi di insonnia 
- Spesso soffre di disturbi psicosomatici (cefalea, gastrite, colon irritabile, contrazioni muscolari) 

L’ATTACCO DI PANICO: Insorgenza improvvisa ed inaspettata di un’intesa paura, apprensione o terrore che raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno) e in cui la persona ha tachicardia, tremori, brividi, sudorazione, sensazione di soffocamento, dolori al petto, nausea e disturbi addominali, vertigini, svenimento, paura di morire. 

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: Sono disturbi molto diffusi tra le adolescenti e le giovani donne (8% delle donne tra i 12 e i 25 anni soffrono di un problema alimentare, 1,5% soffre di Bulimia o Anoressia nervosa). Sempre più spesso ne sono soggetti anche i maschi. 
I principali disturbi del comportamento alimentare: 
Anoressia Nervosa Progressiva perdita di peso dovuto ad una notevole riduzione dell’apporto di calorie, ad un’ostinata ricerca dell’esilità e della magrezza ed ad una patologica paura di ingrassare.Allo scopo di ridurre il peso i pazienti effettuano diete ipocaloriche, esercizio fisico estremo, si provocano il vomito, abusano di lassativi e diuretici. 
Bulimia La persona ha delle crisi bulimiche in cui in un breve periodo di tempo mangia una grande quantità di cibo senza riuscire a controllarsi e a fermarsi. Per prevenire il possibile aumento di peso ricorre al digiuno, diete restrittive, vomito autoindotto, lassativi e diuretici, esercizio fisico intenso. 

domenica 22 giugno 2014

Elckajer Franco Bono



Elckajer Franco Bono  Italo-venezuelana è ballerina, coreografa ed insegnante, una personalità  eclettica, una forte presenza scenica ed una visione della danza a 360° ne  fanno un’artista di rilievo nel panorama culturale partenopeo, nonché  abile promotrice di eventi legati alla danza. 
Bailaora di flamenco studia prima in Italia ed in seguito approfondisce la sua preparazione nelle accademie di flamenco in Spagna. Tra i suoi  maestri figurano: Julia Garçia Jimenez, Sergio el Javi, Juana Calá, La China,  Cristobal Reyes, Salvador Francisco Inghilleri, Manolo Marin, Felipe Mato, Andrés Marin, Lorena De Luz, Lili de Cordoba, La Popi, Ana Romero, Carmen Fuentes, Manuel Del Rey, José Romero… 
Insegna a Napoli e provincia e periodicamente conduce stage in tutta Italia. 
Amante delle fusioni musicali e coreografiche lavora con diversi gruppi flamenchi e collabora con varie band italiane. Con la compagnia Raices Flamenca, da lei formata e di cui è prima ballerina con il maestro Sergio El Javi (con il quale studia ed elabora coreografie), porta il flamenco nei migliori teatri e clubs partenopei e prende parte a numerosi eventi culturali e di spettacolo in tutta Italia e all’estero riscuotendo grande successo di pubblico e di critica.

venerdì 20 giugno 2014

Definizione di osteopatia



L’osteopatia è un sistema di diagnosi e trattamento che pur basandosi sulle scienze fondamentali e le conoscenze mediche tradizionali (anatomia, fisiologia, ect..) non prevede l'uso di farmaci né il ricorso alla chirurgia, ma attraverso manipolazioni e manovre specifiche si dimostra efficace per la prevenzione, valutazione ed il trattamento di disturbi che interessano non solo l'apparato neuro-muscolo-scheletrico, ma anche cranio-sacrale (legame tra il cranio, la colonna vertebrale e l'osso sacro) e viscerale (azioni sulla mobilità degli organi viscerali).
Inoltre a differenza della medicina tradizionale allopatica, che concentra i propri sforzi sulla ricerca ed eliminazione del sintomo, l'osteopatia considera il sintomo un campanello di allarme e mira all'individuazione della causa alla base della comparsa del sintomo stesso.

Definizioni
Dal "World Osteopathic Health Organization" (WOHO)
L'osteopatia è un sistema affermato e riconosciuto di prevenzione sanitaria che si basa sul contatto manuale per la diagnosi e per il trattamento.
Rispetta la relazione tra il corpo, la mente e lo spirito sia in salute che nella malattia: pone l’enfasi sull’integrità strutturale e funzionale del corpo e sulla tendenza intrinseca del corpo ad auto-curarsi. Il trattamento osteopatico viene visto come influenza facilitante per incoraggiare questo processo di auto-regolazione.
I dolori accusati dai pazienti risultano da una relazione reciproca tra i componenti muscolo-scheletrici e quelli viscerali di una malattia o di uno sforzo.
"Ho pensato che l'osso, osteon, fosse il punto da cui dovevo partire per accertare la causa delle condizioni patologiche e così ho messo insieme "osteo" con "patia" e ho ottenuto Osteopatia".
(Still, A.T. Autobiografia, 1897, p.98)

"L'osteopatia è la regola del movimento, della materia e dello spirito, dove la materia e lo spirito non possono manifestarsi senza il movimento; pertanto noi osteopati affermiamo che il movimento è l'espressione stessa della vita".
(Still, A.T., 1892)

martedì 17 giugno 2014

vulcano solfatara di Pozzuoli



la Solfatara di Pozzuoli era nota già dai tempi dei Romani che lo chiamavano Forum Vulcani o ingresso per gli Inferi e che già in epoca imperiale apprezzavano il vulcano e la zona tanto da costruire bellissime ville e splendide città.
La solfatara attualmente è un parco di 33 ettari. Caso unico per un vulcano la zona, nei pressi di Napoli, è facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici, e la visita del cratere è agevole, adatta anche ai bambini ed ai disabili.
Nella visita guidata del cratere sono previsti diversi percorsi ma di sicuro faranno vedere i due fenomeni più famosi che sono la condensazione del vapore acqueo, e il rimbombo del suolo.
Il primo è quello più appariscente alla Solfatara, che avviene avvicinando ad una fumarola una fiamma: i vapori progressivamente diventano più intensi e pian piano si arriva alla “condensazione” del vapore.
Il rimbombo del suolo si nota in alcuni punti del cratere dove la guida lancia sasso al suolo da una piccola altezza e si sente un “rimbombo” molto forte che da l’impressione di essere su una grande caverna sotterranee: ma si tratta solo di piccole cavità prodotte dai gas su un terreno di natura porosa.

giovedì 24 aprile 2014

martedì 17 dicembre 2013

Le Modalità di Resistenza al Contatto



La qualità del contatto dipende dal tipo e dall’entità dei meccanismi di difesa che mette in atto
la persona quando entra in relazione. In gestalt, tali meccanismi di difesa sono chiamati
modalità di resistenza al contatto. Tale modalità sono patologiche soltanto nel momento in cui
sono croniche e abituali e sono utilizzate per evitare il contatto. Esse sono:

  • la confluenza,
  • la proiezione,
  • la retroflessione,
  • l’introiezione
  • e la deflessione

Nella confluenza si vive un rapporto simbiotico con l’altro e non vi è reale percezione del confine Sé -altro da Sé: è una sorta di “simbiosi” dell’individuo con la comunità, madre, compagna. Segna l’appartenenza, la comunione. Il “ritiro” che segue, permette di riprendere possesso del “confine-contatto” e di ritrovare la singolarità e differenza. La confluenza si incontra anche in molte coppie, in cui ciascuno dei due partner non si autorizza alla minima attività autonoma, vissuta come tradimento. A livello sociale si assiste, analogamente, a tutte quelle adesioni secondo fanatismo e dogmatismo senza alcuna differenziazione autentica. Il terapeuta lavorerà sul territorio di ciascuno e sul confine al fine di autorizzare il soggetto confluente a emanciparsi senza il timore di essere abbandonato. La confluenza è, pertanto, patologica soltanto se la percezione di qualcosa non porta ad una discriminazione dei punti di diversità e di unicità che la distinguono. Le parti in precedenza separate vengono legate, ma senza la creazione di qualcosa di funzionale. Il terapeuta lavorerà sul territorio di ciascuno e sul confine al fine di autorizzare il soggetto confluente a emanciparsi senza il timore di essere abbandonato.

Nella proiezione attribuiamo all’altro aspetti, bisogni, emozioni, pensieri che invece appartengono a noi. E’ la tendenza ad attribuire all’ambiente la responsabilità di qualcosa che trae origine da sé, ad esempio il paranoico diffidente rimprovera a tutti coloro che lo circondano l’aggressività che lui stesso proietta sugli altri. Esiste, comunque, una proiezione “sana” che permette la comprensione degli altri. L’intervento terapeutico è facilitato dal
lavoro di gruppo mediante il quale avviene il confronto e la presa di coscienza: infatti, in esso si instaura un rapporto di autenticità e di solito il “proiettore”, si riconosce.

Nella retroflessione si rinuncia a qualsiasi tentativo di influenzare il nostro ambiente, diventando entità autosufficiente: io invado il mio stesso mondo interno (io mi amo troppo= retroflessione). Si rivolge a se stessi l’energia mobilitata, nel fare a sé ciò che vorremmo gli altri ci facessero.
La maggior parte degli impulsi retroflessi contiene aggressività e da ciò che ha origine il senso di colpa. la terapia, nella retroflessione, consisterà nell’incoraggiare qualsiasi espressione delle emozioni, amplificare quest’ultime, laddove è opportuno fino a una catarsi liberatoria, grazie anche ad oggetti transazionali, simbolici, rappresentando la persona odiata/amata.

Nell’introiezione l’individuo si sente soddisfatto di sé se fa coincidere i propri bisogni con quelli dell’altro o dell’ambiente. Attraverso le introiezioni, la cultura ci trasmette le norme, i codici di comportamento, il linguaggio. L’introiezione definisce dentro di noi i «devo» e i «non devo», che rendono accettabili o inaccettabili le nostre idee, i nostri valori, le nostre azioni.
La persona, quando usa l’introiezione, si adatta passivamente all’altro e alle situazioni che ne derivano. Utilizza molte energie per minimizzare le inevitabili differenze dall’altro e per spegnere l’aggressività che serve per discriminare ciò che va assimilato da ciò che va rifiutato.
Se gli altri agiscono in un modo contrastante dal suo, preferisce adeguarsi agli altri per non contrapporsi. Ad esempio, una persona può avere introiettato «devo essere responsabile nel mio lavoro». Qualora si trovasse oberato dal troppo lavoro, perché i colleghi hanno scaricato su di lui anche il proprio lavoro, e se la persona vive l’introiezione in modo rigido e non flessibile, si sentirà in dovere di farsi carico anche del lavoro che gli altri gli hanno passato, per adeguarsi alla sua forte norma interna. Il confine-contatto risulta facilmente invaso dagli introietti. Per rendere più funzionali il terapeuta è attento a sviluppare la consapevolezza del processo di scelta personale. In Gestalt, il terapeuta cerca esplicitamente di sviluppare l’autonomia del suo assistito, la sua responsabilità e assertività, e di smascherare, dunque, qualsiasi rifugio illusorio nell’introiezione.

Infine la deflessione, definita da Polster come: “manovra per distogliersi dal contatto diretto”, è un modo di togliere il calore al contatto attuale, per mezzo di circonlocuzioni, parlare troppo, ridere su ciò che si dice, non guardare direttamente la persona con cui si parla, essere astratti piuttosto che specifici ... parlare su piuttosto che parlare a, e banalizzare l’importanza
di ciò che si è appena detto”. In determinate situazioni, tale meccanismo potrebbe essere funzionale, quando abbiamo la consapevolezza che in uno specifico momento vogliamo evitare il contatto, perché abbiamo bisogno di tempo per noi, per riflettere o perché scegliamo consapevolmente di non entrare in contatto. Abbiamo la libertà delle nostre scelte. Ciò che conta per la Gestalt è esserne consapevoli perché solo così si è veramente liberi di scegliere.


www.psiconapoli.com
www.psicodangelo.it

venerdì 1 novembre 2013

ANNA DI FUSCO UN’ARTISTA TRA MODERNITÀ E LAICA SPIRITUALITÀ


di Pietro di Loreto



Anna Di Fusco
fig.1-percezioni di Anna Di Fusco

Estro e anticonformismo ma anche intuizioni e percezioni profonde in un’operazione concettuale che si pone come una sfida allo sguardo del pubblico
Anna Di Fusco è un’artista che pur con poche esposizioni alle spalle, tuttavia presenta una capacità elaborativa stupefacente: un’esordiente le cui prove pittoriche veramente stupiscono, perché appare già in possesso di una capacità comunicativa e di un bagaglio espressivo consolidato, tipico cioè di chi –come lei- da tempo si cimenta nella pittura e quindi non certo per un gioco o per caso si sottopone oggi al giudizio dei critici e degli addetti ai lavori, oltre che degli amanti delle belle arti.
I suoi lavori iniziali e poi le sollecitazioni scaturite dall’ambiente intellettuale che ha frequentato e che frequenta ne hanno plasmato la personalità, che ci appare oggi già piuttosto solida, estrosa ed anticonformista. Lo dimostrano bene molte delle sue opere (figg.2,3,4) che, nel corso del tempo, hanno delineato un percorso mentale non certo stravagante e neppure insolito e tuttavia assolutamente personale, frutto di un fare pittorico e di una tecnica i cui esiti incrociano molte delle esperienze e delle personalità artistiche affermatesi dopo la metà dello scorso secolo.

fig.2-materico argento

fig.3-sempre più in alto

fig.4-la via dorata


Certamente può appare ingenuo e fuori luogo proporre paragoni (che peraltro risulterebbero oggi forse troppo impegnativi per un’autodidatta), con altri movimenti artistici ed altre esperienze formative; tuttavia è anche vero che spetta al lavoro del critico individuare le radici e i retroterra più consoni per definire una poetica che ambisce a trovare un suo spazio e a proporsi in modo originale nel mondo della contemporaneità, partendo com’è ovvio dalla contaminazione e dall’assemblaggio di formule artistiche differenti che tuttavia non contrastano né certamente nascondono il momento finale della personale meditazione.
Ed in questo senso è facile pensare a vari ascendenti, alla minimal art, o alla pop art, o all’arte povera; ma, nel nostro caso, quella di Anna Di Fusco è come un’operazione concettuale : quei frammenti di vetri sparsi su molte tele (fig.5,6), quasi che l’artista desiderasse ricomporre e dar luce ad un cammino interiore -e che in qualche caso ci pare perfino poter indicare come una sorta di trascendenza- sembrano richiamare in modo più appropriato alla mente la forza creativa del ‘gesto’.

fig.5-l'ascensione

fig.6-mare d'inverno


Ma se di ‘azione gestuale’ si deve parlare il riferimento è più alla tensione emotiva di un Rotko che non al dripping di Pollock, come in effetti appare in una delle prime prove, dove il colore rosso intenso dello sfondo è come investito da larghe spatolate trasversali bianche (fig.7) . Opera appassionata, perfino rabbiosa: non si può fare a meno di notare un fervore, una sorta di urgenza che percorrerà poi buona parte dei lavori successivi, nati come da un incastro tra espressionismo ed astrazione, dove quasi si esalta la fisicità delle aree nelle tele attraversate da rettangoli o meglio ‘crateri’ bianchi rossi neri, ed in altre formate da stesure di acrilico crude e intense (figg.8,9,10).
I colori sono applicati con una forte saturazione, privi quasi di sfumature e toni mediani e tuttavia tali da poter realizzare un calibrato equilibrio cromatico, così da evidenziarne al meglio il valore espressivo, determinante per far risaltare il significato.

fig.7-contrasto

fig.8-crateri rossi

fig.9

fig.10

Ma mai , si deve dire, sull’utilizzazione di tali richiami compare un compiacimento cedevole, un’evocazione surreale dei valori del subconscio. L’arte di Anna Di Fusco ci pare piuttosto agire a livello di natura e nella natura, laddove sembra trovare le forme esemplari per il suo fine didascalico. La sua opera diviene così espressione di un atteggiamento assertivo, che è sintesi di ambiente, materiali e intenzioni dove si può cogliere –perché traspare senza alcuna mediazione- un forte spirito di modernità ma anche di laica spiritualità, se si può dire, in un certo senso obbligata in un’artista le cui trascorse esperienze di lavoro e di viaggi hanno certo generato un’apertura mentale internazionale, tanto verso le letterature che verso le arti internazionali e, per sua stessa ammissione, tutt’altro che chiusa nel suo piccolo mondo di immagini o nella rievocazione dei grandi del passato, ed anzi ben affacciata sulle esperienze artistiche del nostro tempo .
E tuttavia la volontà di affermare oggi la sua consapevole presenza e di comunicare una propria cifra stilistica non si accompagna affatto al tentativo di ‘agganciare’ lo spettatore, né ci pare miri a richiedere il conforto del punto di vista neutrale di chi osserva.
Lo dimostrano gli ultimi lavori dell’artista, frutto di un sentire pittorico non riducibile a dati pregressi, ma che si proietta addirittura ‘oltre’, come se fosse una specie di sonda che cerca di penetrare in sentieri ancora non ben esplorati in ambito artistico (figg.11,12,13,14,15,16).
Certo, con la sua pittura di Anna Di Fusco ha la legittima ambizione di voler evidenziare le proprie intuizioni e dar corpo alla percezione delle proprie esperienze quotidiane, ma dichiarando immediatamente però, per le forme che delinea e per i materiali con cui compone, la propria differenza e ponendosi anzi come una specie di bersaglio allo sguardo del pubblico.
E’ questo probabilmente il modo migliore, per quanto si può ritenere possibile, di sottrarsi alla patetica schiera dei semplici riproduttori di immagini.

fig.11

fig.12

fig.13

fig.14
fig.15

fig.16